Nereo Villa
DISCORSO DI CAPODANNO 2007
Il Signore è mio pastore, non manco di nulla… La parola "Signore" genera la parola “signoraggio”. Anticamente il “Signore” era colui che comandava il popolo senza che fosse stato eletto dal popolo. Con l’avvento della democrazia, lo Stato ha preso il posto del Signore, ed oggi è lo Stato che detta legge al popolo, facendo credere lo Stato coincidente col popolo. Se così fosse però non avremmo allora il problema del debito pubblico (patologia nazionale in quanto debito divenuto necessario ma contemporaneamente non pagabile), perché non dovremmo - come popolo sovrano della propria moneta - restituirla ad alcuno, oltretutto con gli interessi. Se fosse vero che il popolo è sovrano, esattamente come sovrano era un tempo il “Signore”, perché mai il popolo dovrebbe pagare un debito generato dall’anticipo o dall’emissione di moneta propria? Non è un assurdo? Delle due l’una: o è vero che lo Stato in realtà NON è il popolo e di conseguenza non è vero che vi è democrazia, oppure lo Stato È davvero il popolo, ma allora non si capisce perché vi debba essere il debito pubblico, poiché il pubblico riguarda il popolo stesso.
In realtà oggi lo Stato è in crisi in quanto analogo all’inconscio e, come tale, risponde a dinamiche inconsce, per cui l’azione statale è simile all’azione di un soggetto istintivo che non abbia mai fatto un minimo di autoanalisi, e che quindi si comporti meccanicamente o animalescamente.
Riformare lo Stato è possibile nella misura in cui l’essere umano guardi in se stesso: solo così lo Stato può essere PER l’uomo, vale a dire COSCIENTE (almeno un po’) e non contro l’uomo, in quanto totalmente INCOSCIENTE.
A molti però lo Stato incosciente fa comodo perché le leggi statali danno un senso di sicurezza, offrendo l’illusione che un problema possa essere risolto UNA VOLTA PER TUTTE con una regola messa su “carta”. Ma non è così: la vera regola non può essere esteriore, ma può solo essere interiore. Ecco perché più lo Stato fa leggi, più le cose peggiorano. Questo è evidente e sperimentabile da tutti, ma ciononostante ogni governo ogni giorno non fa altro che varare nuove leggi.
In tal modo ci si incarta sempre più.
Il settore dell’economia è quello che maggiormente risente dello sfacelo a cui è continuamente sottoposto con le continue leggi dello Stato: si crede che facendo leggi l’economia possa riprendere, mentre è esattamente il contrario. L’economia, in quanto colonna portante di un Paese, è come se fosse la colonna vertebrale dell’essere umano, che ha il compito di sostenere l’intero organismo. La spina dorsale racchiude infatti il serpente della Kundalini, arrotolato e dormiente nel fondo schiena, e che solo attraverso esercizi di consapevolezza, può risollevarsi in verticale. La funzione dell’economia è dunque quella della VERTICALITÀ, procedente fino al cervello, attraverso l’esperienza del midollo spinale, vale a dire della generale, progressiva, ed evolutiva, consapevolezza.
Quest’ultima non sarà mai esaustiva in quanto dovrà sempre di più migliorare facendosi sempre di più economia per l’uomo, dunque il fatto di avere sulla carta UNA VOLTA PER TUTTE la luciferica perfezione in mere definizioni, non può che portare a ciò che è evocato dal concetto stesso di “definizione”: la fine.
Occorre pertanto che lo Stato si conformi ad avere il fine che non ha mai avuto: garanzia giuridica di evoluzione di tutto l’organismo sociale, di cui è una parte, non il tutto. Il proprio settore è quello giuridico, e basa sul principio di uguaglianza, analoga alla regolarità dei battiti cardiaci dell’organismo umano. Attraverso tale regolarità o principio, lo Stato può garantire oltre che se stesso in quanto Stato di Diritto, anche gli altri due settori essenzialmente diversi da sé dell’organismo sociale, così come la funzione cardio-respiratoria di ossigenazione garantisce quella metabolica e quella nervosa, rispettivamente analoghe al settore culturale poggiante sul principio di libertà, e a quello economico poggiante sul principio di solidarietà fraterna.
Il nutrimento dell’intero organismo sociale sono le libere opere creative, artistiche, e culturali dei suoi cittadini; la sua economia consiste negli scambi equi e solidali di beni mercatori contro beni monetari, il suo Stato consiste nel Diritto che si articola nei precedenti, scuole libere ed economia equa, a loro volta triarticolate in modo vivente in tutto l’organismo.
Ovviamente nella Cultura lo Stato non può porsi come ispettore dei programmi scolastici di Stato, i quali devono sparire completamente non essendo cultura libera ma di Stato. L’unica funzione dello Stato di diritto è quella di lavorare affinché il diritto sia diritto e non storto. Là dove il diritto è storto, impera il DIRITTO DI STATO e la prepotenza. In tal caso lo STATO DI DIRITTO non vive, ed impera signoraggio, debito pubblico, ed inflazione.
Del debito ho già accennato. Per caratterizzare il signoraggio, la "grande usura" intuita da Pound, si può dire che esso è esercizio del potere di appropriarsi di risorse, attraverso emissione di moneta non convertibile, a corso legale, e sotto forma di debito.
Che cos’è l’inflazione?
Come il signoraggio e come il debito pubblico, l’inflazione è qualcosa creata anch’essa dalla banca centrale.
Immaginate che nel 2007, lo Stato italiano, anziché emettere BOT e simili da scontare nella banca centrale per coprire il solito “deficit di bilancio” (fra virgolette perché è tutta una truffa, il debito pubblico è una truffa, anzi se ben ricordate vado ripetendo da anni che tutti coloro che parlano di debito pubblico e di PIL sono ladri, oppure deficienti di pensiero) emettesse direttamente biglietti di Stato per l'importo necessario. Immediatamente coprirebbe il deficit senza aumentare il debito pubblico, senza dare soldi dei cittadini ai proprietari privati della banca centrale, e senza generare inflazione, dato che il denaro emesso direttamente dallo Stato non sarebbe gravato di debito come lo è invece quello anticipato dalla banca centrale, la quale la finirebbe per sempre di imporre di comprare altro denaro da se stessa per pagare interessi passivi.
Cosa sono gli interessi passivi?
Quando lo Stato chiede una certa somma - supponiamo 100 - alla banca centrale, deve darle in cambio titoli di Stato per un valore pari al 117% di quella somma; quando poi quei titoli scadono, lo Stato deve rimborsare 117 più gli interessi maturati sui titoli pubblici - supponiamo 13 - quindi in totale 130. Il che impone allo Stato di richiedere alla banca centrale l'emissione di ulteriore denaro - 30 - e questo causa inflazione.
Dunque se lo Stato anziché emettere BOT emettesse denaro, coprirebbe subito quel deficit, e di conseguenza, sarebbe poi in grado, estinguendo il cosiddetto debito, di poter investire per lo sviluppo, stimolando la produzione e l'impiego, dato che stimolerebbe la domanda interna, resa quasi nulla dal ridotto potere d'acquisto dei cittadini, che a causa della rarefazione monetaria, cioè della scarsità di moneta circolante, lascia enormi quantità di beni invenduti nei magazzini e nei negozi.
E allora perché non lo fa?
La risposta è semplice: non lo fa perché i proprietari del sistema bancario sono anche i proprietari dello Stato! Altro che popolo sovrano! Lo Stato è un loro strumento aziendale, ed è usato per arricchirli e consolidare il loro potere sui popoli! Ecco perché non lo fa.
Ed ecco perché fa invece esattamente il contrario: i governanti italiani hanno infatti creato qualcosa che impedisse, prevenisse, e rendesse impossibile quella saggia e onesta scelta di risanamento: hanno trasferito, mediante il Trattato di Maastricht, l'esercizio della sovranità monetaria alla BCE (banca centrale europea), organismo privato, e sottratto a ogni controllo e disciplina democratica.
Questo impedimento può e deve essere legalmente eliminato, dato che il Trattato di Maastricht e il sistema della BCE sono giuridicamente incompatibili con la costituzione italiana, quindi sono nulli e inefficaci assieme a tutte le restrizioni che impongono.
Gli italiani possono riprendersi i loro diritti di popolo sovrano. I mezzi ci sono: i loro cervelli. Senza tali strumenti si rimane nella schiavitù.
Qui si apre un capitolo interessante relativo alle radici delle radici del male, cioè alle radici interiori del signoraggio, dato che esso è radice esteriore del sistema malato.
Radici interiori del signoraggio
Ho già accennato all’inconscio: la “Patria” è come la mamma. Infatti si parla di “Madre Patria”, o come il papà, dato che si parla di “Padri” della costituzione. La super-istituzione dello Stato, istituzione delle istituzioni, è nel nostro inconscio, nelle nostre paure. È l’inconscio stesso lo Stato: il bisogno di leggi, il bisogno di dogmi... Dogma proviene dall'ebraico "dag", che significa “pesce”, perché anticamente si credeva che il mondo fosse strutturato sulla schiena di un pesce. Allora si recitava il salmo che dice: “Il Signore è mio pastore, non manco di nulla”. Oggi la TV recita nelle coscienze della gente un altro “salmo” che dice: "Lo Stato è mio Signore, non manco di nulla; il regolamento è mio pastore, non manco di nulla".
Così dalle scuole di Stato, dalle informazioni mass-mediatiche degli economisti di Stato, e dal diritto di Stato si generano gli schiavi, gli omologati, i contribuenti...
Fra questa generazione di schiavi omologati ve n’è poi una di schiavi smidollati che è quella scientificamente persuasa che “Schiavo è bello”, che l'euro di Prodi ebbe pessima applicazione da parte di Berlusconi, e che i sistemi bancari si autogenerarono lentamente attraverso esperienze secolari e che, anche se hanno qualche difettuccio (perché, suvvia, c’è sempre chi se ne approfitta!) nel complesso però permettono il benessere! Inoltre crede che i problemi della moneta sono vecchi come il mondo, che "è sempre stato così", e che Keynes in fondo ha permesso all'America di uscire dalla crisi!
Coloro che ragionano a questo modo, avendo incorporato la “logica” dell’animale o tutt’al più dello schiavo omologato, sono creature che pur avendo forma umana, hanno perso la sindéresi (1), e che possono essere liberati nella misura in cui si vergognano di sostenere la parte più bestiale di se stessi. È auspicabile che si vergognino, perché la vergogna è l'inizio della rivoluzione non violenta. Il mondo infatti va in rovina per il culto interno del male, creduto esterno.
In ogni caso è grazie ad essi che altre creature di forma umana, la cui immodestia è talmente grande da rasentare la pazzia, procedono a rapinarli legalmente. Infatti i rapinatori di Stato pensano che la collettività in sé sia poco più intelligente di una bestia, e che pertanto è giusto sfruttarla. Un esempio storico: il 26 giugno 1863, il banchiere Sherman Rothschild scriveva alla Ditta Kleimer, Morton e Vandergould di New York in merito al sistema bancario: “[...] Pochi comprenderanno questo sistema, coloro che lo comprenderanno saranno occupati nello sfruttarlo, il pubblico forse non capirà mai che il sistema è contrario ai suoi interessi”.
Dunque, grazie al popolo bue, e per di più incretinito, tipo “mucca pazza”, prosperano i manipolatori di capitali. Ed “è giusto che sia così” perché “è sempre stato così”, ed inoltre “lo ha detto Darwin”!
In base a considerazioni come queste, sono gli stessi schiavi scientificamente persuasi ad essere pappagalli, cioè animali che ripetono automaticamente cose accettate per fede acritica in questo o in quel personaggio politico, senza conoscerne i contenuti, si promuove il signoraggio, il debito pubblico e la globalizzazione della carestia.
A questo punto occorre ancora fare un passo e rendersi conto che il male non è colpa di questi promotori mentecattocomunisti del signoraggio.
Anche se tu dimostri di essere cretino e promuovi il signoraggio, io devo affermare che questa tragedia non è colpa tua, ma è colpa mia nella misura in cui mi interesso delle “ragioni” della tua schiavitù.
Io come individuo umano e non animale ho un unico potere: interessarmi o no a qualcosa. Interesse significa posizionarsi fra l’essere (in latino “inter” significa “fra” ed “esse”, “essere”). Se tu col tuo pensiero mi fai schiavo come tu sei, mi togli l’“essere”, dunque devo dirti “Non mi interessi”. Se in nome del buonismo o della tolleranza di chi non tollera altro che schiavi, non sono deciso, divento anch’io schiavo promotore di persuasione che “schiavo è bello”. Se invece affermo la verità ed il disinteresse per la menzogna, sono libero.
Qui scatta in genere un senso di colpa. Abituati da anni al peccato originale, si ha paura a dire la verità e della conseguente libertà. Allora ci si lascia scotomizzare. Che significa scotomizzare?
Mettere in ombra (“scotomizzare”) o offendere un proprio simile, anche solo attraverso una carezza negativa o scotoma del tipo “non mi piace il tuo vestito”, “la tua visione è deformata”, o il semplice dichiarare “tu non” (“tu non sei okey”), è un crimine.
In ogni tipo di autoanalisi, coloro che agiscono in questo modo non possono che riconoscersi autori di un crimine.
In genere, per poter procedere senza il rischio di incappare in tale conoscenza di sé come criminale, il sostenitore del pensiero debole o il debole di pensiero afferma che criminale è l’altro, e che l’autore del crimine è l’avversario. In altre parole, se Caio non accarezza positivamente Tizio, o se il pensiero di Caio è avvertito da Tizio come non condivisibile o come non funzionale al proprio, Tizio accarezzerà negativamente Caio, cioè scotomizzerà Caio.
Oggi chi scotomizza è l'autorità statale, mascherata da popolo (per rapinare meglio il popolo), e gestita da un comando centrale, che è tutt'altro che popolo, anche se è eletta da un tonnellaggio prevalente di carne popolare.
La più grande delle scotomizzazioni, che io chiamo “radice interiore del signoraggio”, è quella di disconoscere l’altro completamente come soggetto umano: ciò infatti equivale ad attribuirsi una POTESTÀ o una SIGNORIA universale. In altre parole: io (in realtà io in quanto spirito di avversione in me) decido se tu sei o non sei umano. È l’inizio della guerra (2). In realtà la guerra l’ho già persa, non sono più io a decidere, dato che sono stato completamente invaso e conquistato dallo spirito di avversione, e dunque da un alieno che impera in me in modo totale ed assoluto.
Opero allora il “mio” signoraggio sui miei simili (“mio” fra virgolette perché chi così opera è quello spirito di avversione), alleandomi con chi riconosco protettore della mia esistenza nella comune fede che il criminale sia l’altro.
Questa operazione inconscia precede ogni nostro andare alle urne a votare per questo o per quel candidato politico, cioè a sostenere uno Stato pur sapendo che la salute di ogni Stato si chiama guerra.
Se ne può uscire?
La risposta è: SÌ.
In che modo?
La risposta è: uscendone.
Ciò significa operare individualmente: rifiutando la logica dello schierarsi, dato che ogni schieramento votato è ugualmente escludente l’individuo, e dato che entrambi, pur in modo diverso, sono omologanti e prevaricatori. Ciò significa rifiuto dell’appartenenza a quell’unica vera fede, a quell’unica vera democrazia, e a quell’unico vero mercato.
Uscire dal signoraggio significa accorgersi individualmente che la maggioranza politica consiste storicamente in una piccola banda di antesignane "eminenze grigie", ed in politicastri servili e furbastri che vi si adattano, nonché “nella massa che vi rotola dietro, senza minimamente sapere cosa vuole” diceva Goethe.
È ripugnante, assurdo e profondamente immorale, dunque, avallare il peso maggioritario della carne votante, dato che fu tale maggioranza acefala a sostenere la crocifissione.
Uscire dal signoraggio significa attenermi a un nuovo tipo di appartenenza, quella non utopica, ma reale ed esistente, delle mie percezioni, vero ed unico gregge da curare, pluralità indefinite e agglutinantisi, identità mobili e aperte, convivenze proposte e non imposte, vincoli laschi (il mio giogo è leggero, diceva Gesù) ed elastici, possibilità infinite di incontri e di divisioni, ognuna delle quali ha il vero potere di cambiarmi un po’ ogni volta.
E nemici?
È augurabile averne se sono nemici all’altezza! Ma non vi è traccia di nemici se non dentro di me, perché un buon nemico è un grande educatore, dato che alza il livello dello scontro, e chiama ad esprimere il meglio delle mie possibilità, portandomi infine a non accontentarmi della forza bruta o della quantità. Un buon nemico, un grande nemico, è infatti senz’altro in grado di presentarsi a me con un volto che non è quello della morte, ma quello della metamorfosi e dell’iniziale mutamento che porta vita nuova.
NOTE
(1) Sindéresi. Dal gr. "sinteresis", "esame" rispondente al verbo "syntereo", "osservo, tengo in mente", composto di "syn", "con", e "téresis", da "téreo", "guardo, osservo, fisso lo sguardo". Discernimento morale. Sentimento della coscienza, che discerne il bene dal male e punisce col rimorso il vizioso [Voce posta in uso nelle scuole nel sec. XVI].
(2) Infatti “la guerra è criminale, dunque dichiararla è riconoscersi autori di un crimine. Dunque dev’essere criminale l’avversario, per poterlo combattere senza dichiarargli guerra” scrive con ragione il filosofo Luigi Alfieri “Ma allora bisogna anche disconoscerlo completamente come soggetto politico, e questo equivale ad attribuirsi una sovranità universale, tale da poter decidere sulla soggettività politica di chiunque altro” (Luigi Alfieri, “La stanchezza di Marte. Prospettive sulla guerra globale”, http://www.sifp.it/cantiere.php?idMess=306).


